Cosa sono e a cosa servono
Cosa sono
Con il termine “agrofarmaco” o “prodotto fitosanitario” si indica una categoria di prodotti specifici utilizzati sia nell'agricoltura integrata sia in quella biologica con lo scopo di salvaguardare la salute delle colture proteggendole da parassiti e malattie. Chiamati erroneamente “pesticidi”, gli agrofarmaci sono per le piante l'equivalente dei medicinali per l'uomo.
Gli agrofarmaci possono essere di origine sintetica o di origine naturale. La chimica degli agrofarmaci è una branca della chimica organica che ha come destinazione principale l’agricoltura. I prodotti sono diversamente classificati a seconda della loro funzione:
- fungicidi o anticrittogamici, se agiscono contro funghi
- insetticidi e acaricidi, se agiscono contro gli insetti e gli acari
- erbicidi o diserbanti, se agiscono contro le erbe infestanti
- nematocidi e fumiganti, se servono alla disinfestazione del terreno
- fitoregolatori, se regolano la crescita degli organismi vegetali
Cosa non sono gli agrofarmaci
Importanza e ruolo
Gli agrofarmaci consentono di ottenere raccolti più abbondanti e dunque alimenti a minor costo, con produzioni maggiormente svincolate dalla stagionalità. Questo significa, per esempio, avere ogni giorno in tavola frutta e verdura fresche, a vantaggio di una dieta sempre varia.
Rappresentano, inoltre, un contributo essenziale nella lotta alla fame nel mondo, in considerazione del costante aumento della popolazione mondiale (l’ONU stima che si passi dagli attuali 7,7 miliardi a 9,7 miliardi nel 2050, raggiungendo un picco di quasi 11 miliardi entro la fine del secolo), della crescita del bisogno alimentare in alcune zone del mondo e delle necessità delle economie emergenti, che stanno imprimendo un’imponente accelerata alla loro produzione agricola.
Gli agrofarmaci contribuiscono inoltre ad ottenere prodotti con qualità organolettiche e nutritive costanti, capaci di resistere durante il trasporto; caratteristiche importanti ai fini della loro trasformazione e commercializzazione.
Prima e più di tutto, però, gli agrofarmaci salvaguardano la salute della pianta e con essa la salute dell’uomo. Comunemente il consumatore è portato a credere che la salubrità di un prodotto agricolo sia determinata solo dall’assenza di residui chimici. In realtà, il rischio alimentare più concreto in cui si incorre è quello d’intossicazione dovuto a contaminazioni microbiologiche. Gli agrofarmaci, inoltre, evitano le contaminazioni da ratti, topi, mosche e altri insetti o lo sviluppo di malattie dopo la raccolta.
Vengono, peraltro, utilizzati anche nell’agricoltura biologica. Esiste, infatti, uno specifico Regolamento europeo che elenca le sostanze attive ammesse per l’impiego in agricoltura biologica.
La produttività dei raccolti consente anche di evitare l’utilizzo di ulteriori porzioni di terra a vantaggio della conservazione degli habitat naturali e della biodiversità, contribuendo dunque a scongiurare la deforestazione in molte zone del mondo, mantenendo anche la copertura di boschi e foreste, indispensabili per l’assorbimento di CO2 e quindi il contenimento del cambiamento climatico.
Sicurezza alimentare
L’attività delle imprese del comparto agrofarmaci avviene all’interno di un contesto normativo estremamente regolamentato e strettamente controllato, a livello nazionale e internazionale.
Grazie alla competenza degli agricoltori e all’impegno delle aziende del comparto agrofarmaci, l’Italia è “campione“ in Europa e nel mondo per la sicurezza alimentare. La relazione annuale dell'EFSA (European Food Safety Authority) evidenzia che solo lo 0,7% dei prodotti italiani analizzati presenta residui di fitofarmaci superiori ai limiti di legge, a fronte del 5,6% dei prodotti importati.
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